Soldi fermi sul conto: la prima domanda non è dove metterli

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«Abbiamo un po’ di soldi fermi sul conto. Cosa possiamo farci?»

È la domanda che mi fanno più spesso. Me la fanno soprattutto coppie fra i 45 e i 60 anni con figli. Hanno messo da parte qualcosa negli anni. Vedono quei soldi fermi e sentono che dovrebbero farci qualcosa.

È una domanda giusta. Ma la risposta non comincia da dove metterli.

Cosa succede di solito

Molte coppie fanno il primo passo in banca. Si siedono allo sportello, spiegano che hanno dei risparmi sul conto e chiedono un consiglio.

Spesso la risposta arriva in pochi minuti. Un prodotto, un nome, una percentuale di rendimento. A volte un depliant da portare a casa.

Nessuno chiede quanti anni hanno i figli. Nessuno chiede se fra due anni uno di loro andrà a studiare fuori città. Nessuno chiede se c’è un tetto da rifare, un’auto da cambiare, un genitore anziano da aiutare.

Eppure sono proprio queste le cose che decidono cosa fare con quei soldi.

So cosa pensano in molti: «Intanto i soldi sul conto perdono valore, meglio muoverli subito.» È vero che lasciarli fermi per anni ha un costo. Ma muoverli in fretta, senza sapere a cosa servono, può costare di più. Per esempio, quando un investimento pensato per dieci anni va smontato dopo due, perché nel frattempo sono arrivate le spese dell’università.

La domanda da fare prima

Quando una coppia mi pone questa domanda, rispondo con un’altra domanda. Le chiedo di raccontarmi la sua vita, oggi. E di dirmi come si vede da qui a tre anni.

Non è curiosità. È il lavoro vero.

Dalla vita di tutti i giorni escono i progetti o obiettivi di vita. Gli studi dei figli. La casa. Il lavoro, che magari sta cambiando. Un viaggio rimandato da anni. Un aiuto ai genitori. E anche gli imprevisti: quelli che non si possono prevedere, ma per cui ci si può preparare.

Ogni evento della vita muove denaro. Se li mettiamo in fila, uno accanto all’altro, si vede subito una cosa: quei soldi sul conto non sono un blocco unico. Una parte servirà presto. Una parte servirà fra qualche anno. Una parte, forse, può aspettare a lungo.

Ogni parte ha un compito diverso. E quindi va trattata in modo diverso.

Solo dopo, l’investimento

Quando gli obiettivi sono chiari, possiamo parlare di investimenti. Non prima.

A quel punto la scelta diventa più semplice. Non partiamo più da «cosa rende di più?», ma da «cosa serve a questo obiettivo, in questo tempo?». Prima la tranquillità e poi il rendimento. I soldi che servono fra un anno non devono correre rischi che non si possono permettere. Quelli che possono aspettare hanno più tempo per affrontare gli alti e bassi dei mercati.

Il denaro è un mezzo, non un fine. Serve ai suoi progetti, non il contrario.

C’è anche una cosa che dico sempre, con onestà: non posso garantire un rendimento certo e sicuro. Nessuno può farlo davvero. Se qualcuno le promette una certezza sui mercati, le sta promettendo qualcosa che non dipende da lui.

Quello che posso fare è aiutarla a mettere ordine. A capire a cosa servono i suoi soldi, quando le serviranno e quanto rischio ha senso prendere per ciascun obiettivo.

20

Set

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