Le regole della pensione cambiano. Come arrivarci sereni, ne parliamo insieme

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«Con queste regole che cambiano sempre, quando e quanto prenderò di pensione? Mi basterà?»

È una domanda che sento spesso. Me la fanno imprenditori e professionisti fra i 50 e i 60 anni. E me la fanno coppie dai 55 anni in su, con il lavoro ancora pieno e la pensione che comincia a vedersi all’orizzonte.

È una domanda giusta. E in questi giorni ha un motivo in più.

Cosa cambia dal 2027

Dal 1° gennaio 2027, per la pensione di vecchiaia serviranno 67 anni e un mese. Nel 2028 è previsto un altro aumento di due mesi. È l’effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, già scritto nelle regole.

Dal 2027 cambiano anche i coefficienti di trasformazione. Sono i numeri che trasformano i contributi versati in assegno mensile. Li fissa il Ministero del Lavoro con una tabella ufficiale.

Allora, quando e quanto prenderà? Le rispondo con onestà: non posso prevederlo io. Per i calcoli esatti il riferimento è l’INPS, che conosce la sua storia contributiva. [Come ottenere la stima dall’INPS, se vuole indicarlo.]

Quello che possiamo fare insieme è un’altra cosa: capire come arrivarci sereni.

L’errore più comune: pensarci tardi

Molte persone cominciano a pensare alla pensione quando manca poco. Un anno, due. A quel punto restano poche scelte.

Pensarci per tempo cambia le cose. Anche dieci anni prima. Dieci anni lasciano spazio per organizzarsi, correggere una scelta, aggiungere qualcosa un po’ alla volta.

Se lei ha fra i 55 e i 60 anni, quei dieci anni non sono lontani. Sono adesso.

So cosa pensano in molti: «Le regole cambiano ogni anno. Che senso ha organizzarsi adesso?» Capisco il dubbio. Ma proprio perché le regole cambiano, è utile avere anche qualcosa che dipende da lei. Più si dipende da una sola cosa, più ogni cambiamento pesa.

Da dove partire: il fondo pensione

Quando qualcuno mi fa questa domanda, la prima cosa che guardiamo insieme è semplice: ha un fondo pensione?

Se è dipendente, la domanda continua così: dove sta andando il suo TFR? Resta in azienda o va in un fondo pensione? E in quale?

Se è imprenditore o libero professionista, di solito il TFR per sé non ce l’ha. Ma può versare un suo contributo in un fondo pensione, come se fosse il suo TFR. Lo sta facendo? Da quanto tempo? Su quale linea?

Sono domande semplici. Eppure molte persone non sanno rispondere.

I costi, di cui spesso non si parla

C’è poi una parte di cui si parla poco: i costi.

Un fondo pensione ha costi di gestione. Le linee di investimento hanno commissioni. E se decide di spostarsi da un fondo all’altro, possono esserci costi di trasferimento.

Spesso, quando le propongono un fondo pensione, di questo non si parla. Io invece li metto sul tavolo, uno per uno. Su dieci anni, anche una differenza piccola si sente. E per scegliere davvero, deve sapere cosa paga.

Un passo alla volta

Prepararsi alla pensione non vuol dire prevedere il futuro. Vuol dire sapere cosa ha, cosa sta pagando e cosa le servirà. Prima la tranquillità e poi il rendimento.

Le propongo un piccolo esercizio. Cerchi i documenti del suo fondo pensione, se ce l’ha. Se è dipendente, verifichi dove va il suo TFR. Se non trova niente, è già un’informazione utile.

Poi, se vuole, guardiamo insieme cosa significa per il suo percorso. Parliamone con calma, un passo alla volta.

22

Ott

Parliamone
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